La guarigione dell'anima - Commento al vangelo di don Gabriele Nanni - 9.12.2019 - Lc 5, 17-26

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9 dicembre 2019
LA GUARIGIONE DELL’ANIMA
Dal vangelo secondo Luca (Lc 5, 17-26)
Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
L’episodio del miracolo del paralitico offre in realtà la manifestazione di una doppia guarigione: quella del corpo e quella dell’anima. Una è visibile e l’altra invisibile, entrambe le guarigioni sono impossibili per le capacità umane. Un paralitico che improvvisamente si alza e diventa capace di camminare e portare la propria barella a casa, dimostra l’intervento di una potenza di miracolo evidente. Si tratta della presenza di elementi chiaramente dimostrati di una persona realmente ammalata, senza possibilità di miglioramenti con le cure mediche, che improvvisamente mostra la sparizione di ogni danno, di ogni affezione, e riacquista subito tutte le capacità di un uomo in salute in modo stabile. Sono le condizioni che fino ad oggi, ad esempio, il Bureau Medical di Lourdes ha seguito per dichiarare le 70 guarigione miracolose.
Ma Gesù anticipa il miracolo della guarigione del corpo con quello della guarigione dell’anima del paralitico, invisibile agli occhi di tutti, ma non ai suoi, come pure sono percepibili alla sua mente i pensieri cattivi dei presenti che lo accusano di bestemmia. Per ciò Gesù compie anche il miracolo di guarigione del corpo, per dimostrare, cioè, l’avvenuta guarigione dell’anima. Così egli dimostra ai suoi nemici e a tutti i presenti di avere la potenza di Dio non solo per partecipazione, ma per essenza, poiché solo Dio può guarire con effetto immediato e totale un paralitico e solo Dio può perdonare i peccati, i quali sono sempre colpa verso Dio e solo da lui possono essere rimesse le colpe.
Ma c’è di più in tale combinazione di grazie materiali e spirituali: l’insegnamento che ci viene donato è quello della relazione strettissima tra corpo e spirito. Per la mancanza di visione spirituale, e per i nostri limiti anche culturali, facciamo fatica a comprendere cosa sia l’anima e come sia connessa con il corpo. A volte li confondiamo o consideriamo i nostri pensieri come espressione dell’io e dell’anima, cosa in parte vera, ma la dimensione spirituale in realtà è più ampia.
L’anima comprende tutte le dimensioni corporee con tutti i suoi aspetti, pur senza confondersi con esse: è l’anima di esse, nel senso che ne è il principio costitutivo e mantiene in vita il corpo. Ogni facoltà del corpo, quelle sensitive e quelle intellettive sono connesse con l’anima e da essa sono dirette. Perciò i nostri pensieri sono connessi con l’anima, ma non sono l’anima, bensì le facoltà intellettuali sono strumento dell’anima, adatte a commutare le comprensioni profonde che vengono formalizzate in un pensiero logico discorsivo. Questo come esempio per intendere quanta afferenza vi sia tra corpo ed anima.
È importante comprendere quali conseguenze vi siano tra peccato e stato dell’anima. Una volta distinta la colpa del peccato dalle conseguenze del peccato, possiamo comprendere come qualsiasi peccato imbruttisca e deformi l’anima, rispetto alla sua natura gloriosa quando si trova in stato di grazia con Dio. Ogni peccato impedisce alle facoltà sensitive (percezioni della vista, udito ecc.) e della volontà di essere armoniche e disponibili in modo simile a quello che le malattie sono per il corpo. Cecità, paralisi, lebbra, sono causa di sofferenza, ma anche di impedimento alla vita normale di attività e relazioni. Una sofferenza al capo impedisce una normale concentrazione di pensieri, come pure una menomazione riduce tutte le potenze di intelletto e comunicazione.
Così, l’anima ferita e deturpata dal peccato diviene impedita al bene, a comprenderlo e ad agire in conformità ad esso. Possiamo dunque dire che l’insegnamento di Gesù con la guarigione del paralitico ci offre la comprensione di una connessione profonda e misteriosa tra corpo ed anima, e ci dona un’immagine visibile dello stato invisibile di un’anima in peccato, come anche i mistici ebbero percezioni analoghe, un esempio per tutti può essere la visione del castello dell’anima di Santa Teresa d’Avila.
Tuttavia, quando veniamo perdonati dalla colpa del peccato, col Battesimo e la Confessione, non abbiamo ancora ottenuto il risanamento completo della condizione dell’anima, la quale, con la riconciliazione con Dio, ritorna in uno stato di purezza, ma non rimane esente dalla debolezza e dall’inclinazione al male. L’anima che compie un cammino di perfezione, invece, viene pian piano ricostruita e risanata anche nelle ferite profonde, il cammino è corrispondente al percorso di santità.
Dio vi benedica!
Gabriele Nanni

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