“Canzone autunnale” di Federico García Lorca

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“Canzone autunnale” di Federico García Lorca
Lettura di Marco Palagi
Traduzione di Valerio Nardoni
Oggi sento nel mio cuore
vago fremito di stelle
ma il mio sentiero si perde
nell’intimo della nebbia.
La luce mi spezza le ali e va
bagnandoi ricordi
la mia tristezza dolente,
alla fonte dell’idea.
Tutte le rose sono bianche,
bianche come la mia pena,
ma non quelle rose bianche
sulle quali è nevicato.
Anzi ebbero arcobaleno.
Anche sull’anima nevica.
Fiocchi di baci ha la neve
dell’anima e quelle scene
sprofondate nella luce
o l’ombra di chi le pensa.
Neve, cade dalle rose,
quella dell’anima resta,
e nell’artiglio degli anni
si fa di esse un sudario.
Si scioglierà mai la neve
quando la morte ci prenda?
O ci sarà poi altra neve
e altre rose più perfette?
E sarà con noi la pace
come Cristo ci ha insegnato?
O giammai sarà possibile
la soluzione al problema?
Se la speranza si spegne
e la Babele incomincia,
che torcia illuminerà
i sentieri della Terra?
E se l’azzurro è un incanto,
che sarà dell’innocenza?
E che ne sarà del cuore,
se l’Amore non ha frecce?
E se la morte è la morte,
che ne sarà dei poeti
e delle cose assopite
che ormai nessuno ricorda?
Oh sole delle speranze!
Acqua chiara! Luna nuova!
Cuori di tutti bambini!
Rozze anime delle pietre!
Oggi sento dentro al cuore
vago fremito di stelle
e tutte le rose sono
bianche come la mia pena.
Granada, novembre 1918

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