La Bottiglia di Rosolio - ll brutale assassinio di Clotilde Fossati

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È il 1988 e nella «Milano da bere», slogan coniato per la pubblicità di un noto amaro poi divenuto il manifesto di un'epoca, si vive bene ma si può morire male. Assassinati. Come Clotilde Fossati, per tutti Tilde. Da quando è nata, inizio secolo, Tilde ha sempre vissuto nello stesso appartamento, al 36 di corso di Porta Nuova; prima con i genitori, poi col marito, infine sola. Ultima abitante di quell'edificio ormai desolato, vive barricata dal giorno in cui in sua assenza qualcuno entra in casa e le sottrae 300mila lire. Tilde fa sprangare le finestre con assi di legno e non dimentica mai di chiudere a chiave la doppia porta: la prima blindata, la seconda a vetri. Una fortezza inespugnabile, dove entrano poche persone: la sorella Maria, la nipote Marisa, la donna delle pulizie. Neppure le ragazze e i ragazzi ai quali impartisce lezioni di piano sono autorizzati. È lei a recarsi da loro. A ottant'anni suonati è ancora vitale e attiva, le basterebbe la pensione del marito ma continua a insegnare musica con la passione di sempre. Allegra e affabile ha un unico tarlo: la paura di perdere casa. Paura divenuta forse rassegnazione quando fissa un appuntamento con un agente immobiliare per visitare un appartamento non lontano dal 36 di corso di Porta Nuova. A quell'appuntamento non andrà mai. La mattina di venerdì 10 giugno Tilde è in casa. Con lei la donna delle pulizie. Alle 11 riceve la telefonata di un'amica, alle 12.55 è al telefono col suo avvocato, circostanza confermata dalla deposizione della geometra della società immobiliare proprietaria dello stabile, che alla stessa ora aveva chiamato la Fossati trovando occupato. Alle 13 la geometra riprova: libero, nessuno risponde. Chiama anche la nipote Marisa, ma l'apparecchio squilla a vuoto. Tilde aveva in agenda una lezione di piano, ma non si presenta. Il motivo se lo chiede anche Marisa non riuscendo a spiegarsi perché la zia ormai irreperibile non abbia disdetto il suo impegno. Chiama i pompieri e va a casa di Tilde. È la tarda sera di sabato. I vigili del fuoco giungono sul pianerottolo e scoprono che la porta blindata è aperta. L'altra, quella a vetri, socchiusa. Marisa non entra, temendo qualcosa che i suoi occhi non vogliono vedere. Il corpo senza vita di Tilde giace supino in una pozza di sangue nel salotto. Ha il cranio sfondato, il torace e l'addome trafitti da almeno dieci coltellate. Sul suo corpo nessuna traccia di violenza e sul pavimento le armi del delitto: un coltello da cucina con lama da 16 centimetri e la pesante bottiglia di liquore in vetro, con cui il killer ha colpito al volto la vittima, sfigurandola. Entra a far parte della nostra community seguendo Blu Notte su Instagram e Twitter e iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato sulle prossime puntate cliccando su questi link: • Twitter: http://twitter.com/BluNottePodcast • Instagram: instagram.com/blu.notte.podcast • Telegram: https://t.me/BluNottePodcast

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