RENÉ HIGUITA ||| L'INCREDIBILE storia del RE SCORPIONE

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6 Settembre 1995. Empire Stadium di Wembley. In programma un'amichevole tra i padroni di casa, organizzatori di Euro ’96, e la Colombia. Jamie Redknapp, centrocampista del Liverpool al suo debutto con la nazionale inglese, prova un cross in area verso le punte. Il traversone è totalmente sbagliato. Imprendibile per chiunque, la palla è diretta tra le braccia del portiere avversario. Una presa semplice con i difensori che nemmeno guardano il loro compagno. Il ragazzo in porta, però, non è un classico portiere. Definirlo stravagante è riduttivo. È un personaggio che ha fatto la storia della Colombia calcistica e non solo. Si tratta di Josè René Higuita Zapata. Atipico, forse pazzo, sicuramente avvezzo alle sorprese. E infatti, invece che bloccare la palla con le mani si inventa d’improvviso “il colpo dello scorpione”. Tuffo in avanti con il corpo, talloni in alto dietro la testa e sfera respinta con le suole degli scarpini. Talmente forte, da arrivare oltre l’area di rigore. “É la palla che avevo aspettato di calciare da una vita”. Dirà a fine partita. Ma la storia romanzesca di René Higuita non si ferma solo a quella sera londinese. Anzi, parte da molto più lontano. Il 27 agosto 1966, in qualche barrio della caotica Medellin, viene alla luce Jose Renè Higuita Zapata. Il padre non si sa chi sia, la madre muore quando lui è un bambino e, di fatto, cresce solo con la nonna e il suo miglior amico: il pallone. Si guadagna da vivere vendendo giornali per strada, ma con il calcio non se la cava male. Inizia in attacco, poi, come in tutte le storie di campioni che si rispettino, il destino decide diversamente. Ad un torneo giovanile si fa male il portiere titolare. Non ci sono le riserve e René si mette tra i pali. Tra quei pali che non abbandonerà mai più. Ma qui siamo dentro un racconto latino americano, dove tutto è illogico e sorprendente. Perchè Renè decide che sarà sí portiere, ma non solo. Diviene uno dei primi portieri – goleador del calcio. Rigori, punizioni, in mischia. Il suo repertorio è vasto e presto gli viene affibbiato il soprannome “El Loco” (Il pazzo), che calza alla perfezione per questo ragazzo dal look stravagante, che vuole rivoluzionare il futbol. Trionfa in Copa Libertadores con l’Atletico Nacional. Perde contro il Milan la finale di Intercontinentale e poi si va in Italia, per i mondiali del 1990. É la Colombia di Rincon, Escobar, Valderrama. Di Francisco Maturana come ct. Passano il girone come terzi e incontrano agli ottavi a Napoli il Camerun. Ai supplementari vanno sotto 1-0 e al minuto 108 succede l’impensabile. Il soprannome “El Loco” si materializza sul prato del “San Paolo”. Higuita riceve palla quasi a metà campo e tenta di dribblare Roger Milla, leggendario numero 9 camerunense. Il portiere dei “Cafeteros” perde palla e regala un gol troppo facile al suo avversario. La partita, che finirà 2-1 per gli africani è anche l’ultima dell’estremo difensore di Medellin alla Coppa del Mondo. La sua vita piene di sorprese, però, non si ferma qui.

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