Marco 12 - Parte 2 - La prova continua

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Marco 12, 18-34; Maurizio Tiezzi, Fondazione Cantonuovo, Siena, 17.1.2018, www.cantonuovo.org

Il giorno in cui a Gerusalemme si sceglieva l’agnello sacrificale per il giorno di Pesach, Yeshua entrò in città, nel tempio, accolto dalle folle come salvatore e re. Inconsapevolmente, il popolo aveva scelto il proprio agnello! Il giorno dopo tornò nel tempio e cacciò i mercanti, provocando l’ira dei capi dei sacerdoti e degli scribi, che cercavano il modo di farlo morire. Il giorno successivo insegnò ai suoi discepoli sulla potenza della preghiera fiduciosa e la necessità del perdono come condizione per mettersi a pregare. Il giorno successivo ancora tornò a Gerusalemme, nel tempio. Fu allora che vari gruppi di potenti religiosi e politici cominciarono ad attaccarlo per metterlo alla prova con la loro superbia religiosa e le loro domande insidiose e malevole, al fine di coglierlo in fallo. Costoro non sapevano cosa stavano facendo, ma in questo modo stavano adempiendo la Torah, che vuole che l’agnello pasquale venga esaminato per 4 giorni prima di essere sacrificato, per vedere se fosse senza difetto. Prima giunsero capi dei sacerdoti, scribi e anziani e gli posero una domanda a salvaguardia del sistema religioso, chiedendogli con quale autorità (al di fuori della loro) rivoluzionasse le regole del tempio. Poi giunsero farisei ed erodiani e gli posero una domanda di natura politica, chiedendogli se fosse lecito pagare il tributo a Cesare. Quindi giunsero i Sadducei e gli posero una domanda sulla dottrina, chiedendogli ragione della risurrezione, in cui essi non credevano. Infine, arrivò uno scriba, che gli pose una domanda diretta a verificare come interpretasse la Scrittura, chiedendogli quale fosse il primo dei comandamenti. Yeshua superò abbondantemente tutti gli esami e si dimostrò puro, senza macchia e senza difetto. L’agnello perfetto per il sacrificio perfetto portò lo scriba ad affermare che non è l’osservanza di riti religiosi che conta, ma l’amore verso Dio e il prossimo. Yeshua chiuse il dialogo con quest’ultimo suo interlocutore dicendogli che era vicino al Regno di Dio. Ma solo vicino, non ancora ‘dentro’. Infatti, la capacità di amare senza riserve Dio e chi ci è prossimo può scaturire soltanto dall’aver ricevuto per fede la grazia della salvezza dai nostri peccati: a chi molto è perdonato, molto ama. Sarebbe stato infatti solo l’imminente sacrificio di Yeshua che avrebbe aperto la porta del regno al nostro scriba, offrendo a lui ed a tutti il perdono dei peccati e la giustificazione!

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