Bruno Tognolini "Topo dopo topo"

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Bruno Tognolini
"Topo dopo topo"
disegni di Fabio Visintin
Gallucci Editore
https://www.galluccieditore.com/
Racconto poetico tratto, ricantato, e molto diversamente concluso, dal poemetto
"L'Accalappiatopi" di Marina Cvetaeva.
Una rinarrazione in chiave poetica e teatrale (diverse classi hanno messo in scena il libro) della leggenda del Pifferaio di Hamelin.
L'antica storia diventa una parabola ecologica, che in zampillanti versi di rap e filastrocca, in larghe ottave narrative, in serrati dialoghi teatrali narra le infauste conseguenze dello sviluppo illimitato e del consumo irragionavole (i topi); il rapporto di fiducia fra l'artista e la sua comunità (il compenso negato); gli sbandamenti della collera giusta che diviene cieca e nefasta (il rapimento dei bambini); e il buonsenso e l'amore di una Maestra che salva i suoi bambini dalle acque, e il Poeta Pifferaio dal delitto.
Ci sono storie che pare conoscano tutti, e che nonostante questo sono lette e rilette e scritte e riscritte nel tempo. La leggenda del Pifferaio di Hamelin è una di queste. Tognolini ce la racconta in prosa e in rima, abbastanza fedele per un tratto, coi suoi versi di filastrocca, ottava e rap, al racconto in versi russi indiavolati che ne diede una poetessa di nome Marina Cvetaeva. Ma a un certo punto il racconto di Tognolini si distacca, come un fiume che vuole fare un'altra via. Non può accettare lo scrittore, e noi con lui, che quei bambini vengano guidati dal Pifferaio a morire nel fiume; e che la figlia del Borgomastro se ne stia lì a sognare alla finestra. Allora annodiamo questi due fili, tiriamo e vediamo come finisce. Finisce che una maestrina si ritrova a correre verso lo stagno, e correre forte, perché la posta stavolta è la morte...
Gli storici dicono che ad Hamelin, in quel lontano 26 giugno del 1284, accadde realmente qualcosa di grave: centotrenta bambini della città scomparvero e non fecero mai ritorno. Gli scrittori continuarono nei secoli a narrare quella storia, per cercare di capirla meglio. Eccone un'altra versione scintillante, musicale, poetica, e piena di spunti che sembrano scritti per oggi.
Bruno Tognolini
Da bambino gli piaceva leggere e costruirsi i giocattoli con legnetti, chiodini e spago. Ha cominciato a scrivere quando ha capito, da lettore, che le storie erano come quei giocattoli: poteva costruirsele da sé. E così è diventato scrittore per bambini, a quarant’anni, ma neanche lui sa bene perché: per caso, per raccontare storie alla figlioletta Angela, perché poteva scrivere in rima… chissà. Ha scritto libri, testi per “L’Albero Azzurro” e “La Melevisione”, teatro e canzoni e videogiochi. Ha vinto anche due Premi Andersen e ne è contento: però è ancora lì chino sui suoi legnetti e spaghi di parole, perché la storia e la poesia più bella, ne è convinto, la deve ancora costruire.
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