J-TACTICS - Febbre a 90° (S03 E31)

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Il titolo della trentunesima puntata della terza stagione di J-TACTICS, trae spunto da:​​ Febbre a 90°”, (Fever Pitch) che è un film del 1996 diretto da David Evans, interpretato da Colin Firth e tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby.
«Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore e allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé».
Così comincia uno dei libri cult più importante degli ultimi decenni, perlomeno per gli amanti del calcio e da cui trae spunto la pellicola.
Paul Ashworth, insegnante inglese di 35 anni, è un tifoso accanito dell’Arsenal, che però ormai da otto anni colleziona in campionato solo brutte figure.
Insegna in una scuola media nella zona nord di Londra e qui un giorno incontra Sarah, una collega seria e riservata molto attaccata al proprio lavoro.
I due cominciano a frequentarsi, lui dice di lei che è troppo formale, lei dice di lui che ha qualche problema perchè ha fatto del calcio una malattia.
Tuttavia cominciano a vivere insieme.
Mentre il campionato procede, Paul rivede l’inizio della propria passione, quando, grazie all’Arsenal, riuscì a riconciliarsi con il padre in un momento difficile dei loro rapporti, e più avanti, a trovare sia una dimensione professionale sia un senso di appartenenza e di identità, che per lui era prima sconosciuto.
Intanto l’Arsenal perde colpi, e Sarah avverte il pericolo di legarsi ad un uomo, il cui carattere è emotivamente legato agli esiti di ogni singola partita.
Sul finire della stagione, l’Arsenal ha un’impennata ed arriva a giocarsi il titolo nell’ultima decisiva partita contro il Liverpool.
Paul e il suo inseparabile amico Steve decidono di vedere la partita davanti alla TV.
Il primo tempo si conclude 0-0, ma all’inizio della ripresa l’Arsenal passa in vantaggio, tuttavia per vincere il campionato è, però, necessario un altro gol.
Paul è al limite della sopportazione e, udendo suonare il campanello di casa, apre la finestra e, senza verificare chi sia, prende a improperi la persona sconosciuta che aveva suonato.
A sua insaputa, si trattava proprio di Sarah, venuta a fargli compagnia in un momento per lui così importante.
Calmatosi dopo la sfuriata, Paul intuisce come potesse essere stata proprio la sua ragazza a suonare e si precipita a sincerarsene, ma la fidanzata se ne è già andata, rattristata dalla reazione di Paul.
Frattanto mancano una manciata di secondi al fischio finale, con il titolo che ormai sta finendo nella bacheca del Liverpool.
In pieno recupero, un giocatore dell’Arsenal si ritrova solo in area avversaria davanti al portiere.
Steve chiama a squarciagola Paul, che sta salendo in fretta e furia le scale per non perdersi l’ultima occasione per la sua squadra.
L’Arsenal realizza il gol del 2-0 e i due amici possono abbracciarsi, esplodendo di gioia.
I Gunners sono campioni d’Inghilterra e, per tutto il quartiere di Highbury, i tifosi si riversano in strada per i festeggiamenti.
Tra questi vi sono ovviamente Steve e Paul, che intravede nella folla Sarah: se ne vanno via insieme felici, in una Highbury deserta.
Facendo la nostra solita trasposizione dalla cinematografia al mondo del calcio, ed in modo particolare alle vicende juventine, potremo utilizzare il titolo e le vicende narrate nella pellicola per analizzare la sfida di campionato, mai banale, tra Juve e Inter andata in scena allo Stadium sabato sera.
Partita che, a parte la storica rivalità tra le due squadre acuita da calciopoli, teoricamente poco aveva da dire in un campionato i cui verdetti finali sembravano oramai già ampiamente scritti.
Inter già campione d’Italia con l’ex al veleno Conte sulla panchina, a chiudere l’epopea dei 9 scudetti bianconeri che proprio lui aveva iniziato nel lontano 2012, mentre la Juve, dopo la batosta proprio in casa con il Milan aveva (o così sembrava) oramai abbandonato ogni velleità di partecipare alla prossima Champions League.
Come detto però, il derby d’Italia non può essere mai partita banale.
Non lo è stata per ciò che è accaduto nel rettangolo di gioco e ovviamente per le scontate polemiche extra campo, che ogni derby d’Italia che si rispetti genera.
Non solo, il match e la vittoria dei bianconeri hanno assunto un’importanza fondamentale in chiave Champions in virtù del pareggio del tutto inaspettato del Milan opposto ad un Cagliari oramai praticamente salvo, al Meazza.
Var, rossi e rigori, Juve-Inter non è mai una partita normale.
E questa non fa eccezione. Al netto di un’Inter più scarica del solito e di una gara segnata da tanti episodi arbitrali dubbi con un Calvarese in versione horror, e poco gioco, alla resa dei conti è la squadra di Pirlo a incassare il bottino pieno.
Una vittoria pesante per continuare a inseguire un posto in Champions e alleggerire anche il passaggio di consegne con i nerazzurri dopo nove anni di dominio.
Archiviata l’Inter con una vittoria, comincia per la Juventus una settimana insolitamente decisiva. All’epoca dei nove scudetti consecutivi, i bianconeri arrivavano all’intervallo tra penultima e ultima giornata con la pratica campionato già archiviata e con eventuali finali da affrontare, che fossero le due di Champions League della gestione Massimiliano Allegri oppure una delle tante di Coppa Italia.
Lo scudetto no, visto che si è sfilato con ampio anticipo a favore dell’Inter.
Il problema è che quest’anno avrebbe potuto defilarsi anche la partecipazione alla Champions League, visto come sta viaggiando il Napoli di Rino Gattuso (candidato papabile per la Juventus la prossima stagione).
In serata, come detto però, l’inatteso pareggio del Milan con il Cagliari ha sparigliato il tavolo e le certezze che sembravano acquisite.
Azzurri partenopei e rossoneri sono avanti di un solo punto dalla vecchia signora, ma proprio i rossoneri chiuderanno domenica a Bergamo, campo notoriamente ostico per il diavolo dove troveranno un’Atalanta a caccia di un secondo posto in classifica che entrerebbe nella storia e negli annali del calcio.
Non sarà semplice portare via la vittoria agli orobici, unico risultato utile nel caso in cui gli oramai ex campioni d’Italia vincessero in quel di Bologna.
Proprio come nel capolavoro tratto dal romanzo di Nick Hornby da cui trae spunto l’odierna puntata di J-TACTICS, così come i Gunners si giocarono tutto nei 90 minuti finali del torneo, allo stesso modo la vecchia signora tenterà l’impresa in terra felsinea con un orecchio a ciò che accadrà a Bergamo con i rossoneri anch’essi costretti a fare bottino pieno.
Tutto in soli 90 minuti, come nel celeberrimo “Febbre a 90°” e tutti noi sostenitori bianconeri incollati ad una TV o radio in una sorta di trans, proprio come Paul e Steve nel film.
Ciò che accadrà domenica nell’ultima di campionato potrà essere realmente compreso, come nella pellicola, solamente da un tifoso; agli agnostici del calcio non sarà possibile comprendere.
Chiaramente queste parole sembrano uscite dalla bocca di un folle e per certi versi ciò è innegabile.
Semplicemente non ci può essere una spiegazione razionale, in quanto non c’è razionalità nel tifoso.
Chi pensa che quelli come Paul o Steve diano eccessiva importanza al calcio probabilmente, in termini razionali, hanno ragione; ma sbagliano a inquadrare il contesto nella prospettiva migliore.
La propria squadra del cuore è come una fede religiosa e ciò non è blasfemia, ma una semplice verità.
È l’unica passione che perdura l’intero arco di una esistenza.
La verità è che quello del tifoso è un gioco o amore a perdere, perlomeno da un punto di vista materiale, si investono soldi e tempo e si ricavano solamente emozioni, ma non sempre queste ultime sono gratificanti.
Gli agnostici del gioco più bello del mondo non devono cercare di comprendere quelli che amano follemente la “Febbre a 90°”, perché parafrasando il film: “è qualcosa che non puoi capire se non ci sei dentro“.
Sarà nostro gradito ospite l’amico Stefano Utzeri, dottore magistrale in giornalismo e cultura editoriale, redattore presso 1000cuorirossoblù.it.
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