Il vaccino giusto

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A un anno dallo scoppio della pandemia da SARS-CoV-2 un inedito impegno globale ha permesso di disporre giù di più di un vaccino per prevenire il dilagare dell’epidemia. Un risultato straordinario ottenuto grazie alla ricerca scientifica, che per la prima volta nella storia per mesi si è concentrata su un solo virus. E grazie a ingenti finanziamenti pubblici.
Oggi però la distribuzione del vaccino è estremamente diseguale e a farne le spese sono principalmente i Paesi poveri: 10 Paesi del mondo hanno somministrato ad oggi il 75% delle dosi di vaccino disponibile. 130 Paesi non hanno ricevuto ancora una dose. E la colpa è di un sistema di cui beneficia quasi unicamente Big Pharma.
È possibile un modello alternativo nel quale ci sia un maggiore equilibrio tra interessi pubblici e privati? È possibile sospendere i brevetti in nome del bene comune? Come si può garantire una distribuzione più equa dei vaccini?
Il modello occidentale, che ha lasciato da decenni la ricerca e la produzione di farmaci e vaccini al settore privato, non è il solo possibile. Gli esempi di Cina e Russia dimostrano che un altro modello è possibile. E intanto il vaccino diventa strumento di diplomazia sanitaria e di geopolitica.
Ne abbiamo parlato con Nicoletta Dentico, responsabile del programma di salute globale di Society for International Development (SID).

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