Rachid Taha: Je suis africain

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A un anno dalla morte, che nel settembre 2018 ha portato via Rachid Taha qualche giorno prima del suo sessantesimo compleanno, in settembre è uscito l'album postumo Je suis africain (Naive). Non si pensi ad un assortimento di scampoli che erano avanzati: si tratta di un album a cui Taha aveva lavorato prima di morire, concependolo e scrivendo le canzoni assieme al musicista francese Toma Feterman; l'ossatura dell'album era stata registrata parte a casa di Taha, parte a casa di Feterman, che ha poi completato il lavoro. Nato a Orano come Khaled, a differenza dell'alfiere del rai Taha era arrivato in Francia ancora bambino, nel '68, e da adolescente si era innamorato del punk, senza però per questo dimenticarsi della sua cultura di provenienza. Poi negli anni ottanta Taha è stato l'anima di Carte de Séjour, gruppo che fece epoca nel periodo in cui oltralpe da una parte montava il Fronte Nazionale e dall'altra Sos Racisme portava alla ribalta i beur, i giovani immigrati di seconda generazione di origine maghrebina. Taha ha poi proseguito per conto proprio, coniugando brillantemente i suoi due background, come testimonia di nuovo questo ultimo album. Molto amato da Radio Popolare, Rachid Taha nel 2002 era stato il protagonista della nostra Extrafesta.

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