Il rovescio dei diritti: sport e politica dopo Qatar2022

 
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21 giugno 1982, stadio Jose Zorrilla, Vallladolid: manca meno di un quarto d'ora la a fine di Francia-Kuwait, valida per il gruppo 4 della prima fas di qualificazione del Mundial spagnolo, quando il presidente della federcalcio kuwaitiana, lo sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, scende in campo dalle tribune e, dopo aver minacciato di ritirare la squadra, riesce a far annullare un gol appena segnato dai transalpini (che poi si imposero comunque per 4 a 1). Quaranta anni dopo quella scena grottesca e pittoresca, un Paese del Golfo, il Qatar, ospita per la prima volta la fase finale dei Mondiali di calcio, tra le polemiche per le violazioni dei diritti umani e civili, gli sprechi energetici, la forte limitazione della libertà di espressione. Oggi a Olympia ripercorriamo questi 40 anni, e proviamo a guardare 'oltre' Qatar 2022, proponendo un nuovo protocollo per le candidature a organizzare i grandi eventi sportivi, che tenga conto di esigenze economiche, infrastrutturali, ma anche etiche e sociali. Ne parlano con Dario Ricci il giornalista de IlSole24Ore Marco Bellinazzo e Riccardo Brizzi, professore associato di storia contemporanea presso l'Università di Bologna ed esperto di storia del calcio e dello sport.

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