"On the Map!": ponti e barriere dello sport tra Israele e i Paesi arabi

 
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"Ora finalmente sulla mappa ci siamo anche noi!": frase leggendaria, questa, pronunciata da Tal Brody, mito del basket israeliano, dopo la vittoria del Maccabi Tel Aviv sul Cska Mosca, gara decisiva verso la conquista della Coppa Campioni 1976-77. Una vittoria che, appunto, aveva finalmente messo Israele "sulla mappa" dello sport mondiale. Una frase che ci è tornata in mente, qui tra le vie di Olympia, la città dello sport, ripensando a quanto accaduto poche settimane fa ai Giochi di Tokyo: un judoka algerino (ora squalificato per 10 anni) che rifiuta che gareggiare contro un rivale israeliano; due judoka, una israeliana e una saudita, che si abbracciano dopo il loro incontro. Gesti contraddittori ed emblematici, che ci ricordano come lo sport, nell'infuocato Medio Oriente, può essere al tempo stesso ponte e barriera.
Ne parliamo oggi con Daniele Reichel, giornalista del periodico Pagine Ebraiche, che segue da vicino le vicende (anche sportive) di Israele e dei Paesi arabi.

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