Anche in Italia piangeremo sul liquido versato. In conto

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L'anno nuovo porterà anche in Italia, come già accade in ampia parte d'Europa, rendimenti negativi di conto corrente. Non nella forma di tasso nominale negativo bensì di una serie di balzelli commissionali dalle più fantasiose denominazioni, come la vivace creatività delle banche consentirà. Futile pensare di sfuggire a questa situazione: qualsiasi banca (o fintech) destinataria di fiumi di liquidità perché non applica commissioni, sarebbe alla fine costretta ad alzare il ponte levatoio. Oltre alla corrosione che i tassi negativi della Bce esercitano sul conto economico delle banche, in atto ormai da un lustro e di cui non si vede la fine, un'ulteriore importante fonte di onerosità è data dai fondi interbancari di garanzia e tutela dei depositanti; soprattutto nel nostro paese, destinati a giocare un ruolo sempre più rilevante nei "salvataggi di sistema". In soldoni? Raffiche di modifiche unilaterali dei rapporti di conto, a cui la legge consente di rispondere con l'arma spuntata del recesso, perché un rapporto di conto serve comunque, e la tendenza a scaricare i crescenti oneri di sistema sui clienti è fenomeno del tutto comprensibile, perché le banche non sono Onlus. Banche che offriranno sempre più propri prodotti ad elevata marginalità (tradotto: costosi per il cliente), come gestioni patrimoniali e polizze a contenuto finanziario. Quasi sempre fatte con gestione attiva, che sta prendendo ceffoni senza sosta dagli strumenti passivi e low cost. Se state aspettando di vedere anche da noi mutui a tasso negativo, potreste essere delusi: potremmo in realtà avere ritocchi all'insù ai tassi praticati sui prestiti, concessi secondo criteri sempre più restrittivi. Ecco perché, quando sentite esecrare le banche perché "pensano solo a tagliare i costi, soprattutto del personale, e non ad aumentare i ricavi", pensate che '"aumentare i ricavi" di solito vuol dire mettere le mani in tasca ai clienti, offrendo loro prodotti molto costosi e giocando sull'asimmetria informativa che deriva anche dalla mediamente scarsa alfabetizzazione economica e finanziaria. Per usare una delicata perifrasi.

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