164 Non è vero che il cervello non capisce le negazioni

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Vi ho parlato molte volte del libro di George Lakoff “Non pensare all’elefante”, e del fatto che inevitabilmente, quando sentiamo questo titolo, pensiamo a un elefante.
Vi ho parlato anche della frase del giornalista Mario Missiroli secondo cui “una smentita è una notizia data due volte”.
Ecco, è bene sottolineare che tutto questo non significa di per sé che il cervello non sia in grado di capire le negazioni o le smentite.
Pensiamoci bene: se fosse vero che “il cervello non capisce le negazioni”, non potremmo nemmeno capire il senso di questa stessa frase, che ne contiene due.
Al contrario, il cervello umano è molto attrezzato nel comprendere il significato delle negazioni, come dimostra lo studio italo-francese del 2016 di Battelli-Papeo-Hochmann: il cervello comprende semanticamente la negazione, e vi reagisce con rapidità.
È chiaro, come vi ho raccontato tante volte (e lo sappiamo grazie agli studi psicologici sulla cosiddetta “Teoria della doppia codifica”), che di fronte a una parola che evoca un’immagine, e dall’altra parte a un concetto astratto, riusciamo a ricordare meglio le parole che evocano l’immagine.
Per questo ci appare così vivida l’immagine della parola “elefante” quando sentiamo il titolo di quel libro, a scapito del “non pensare a”.
Per concludere, il cervello capisce perfettamente le negazioni, il punto però è capire quanto le negazioni possano risultare efficaci nell’economia del nostro discorso.
Se infatti associo a quel “non” un’immagine che non volevo creare, paradossalmente sto favorendo nel mio ascoltatore proprio l’evocazione dello scenario che avrei voluto evitare (“non aumenteremo i prezzi dei nostri prodotti”, ma intanto sto introducendo proprio questa variabile nel discorso). E questo può essere controproducente per la nostra comunicazione.
Tutto questo non significa di per sé che il nostro cervello non capisca il significato delle negazioni che utilizziamo: è una distinzione molto importante, e ne parlo nella puntata di oggi.
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