207 La critica di Mario Draghi alle parole in inglese: perché non sono d'accordo

8:26
 
Condividi
 

Manage episode 287294815 series 1391072
Creato da Patrick Facciolo, autore scoperto da Player FM e dalla nostra community - Il copyright è detenuto dall'editore, non da Player FM, e l'audio viene riprodotto direttamente dal suo server. Clicca sul pulsante Iscriviti per rimanere aggiornato su Player FM, o incolla l'URL del feed in un altra app per i podcast.
In un passaggio della sua conferenza stampa di ieri, Mario Draghi ha criticato l'utilizzo delle parole "smartworking" e "babysitting", alzando gli occhi dal foglio e dicendo: "Chissà perché dobbiamo sempre usare tutte queste parole inglesi".
Premesso che in molti miei video sulla comunicazione ho rimarcato più volte l'importanza di "glossare" (tradurre) i termini inglesi in italiano, in questo caso da ascoltatore sono rimasto un po' confuso dalla scelta di Draghi: se infatti un relatore usa una parola, e subito dopo si chiede perché usiamo così spesso parole del genere, come ascoltatore mi chiedo proprio perché lui stesso le utilizzi.
In sostanza, il punto è lo stesso che vi ho proposto anche altre volte (per esempio nella puntata dedicata al presente storico e all'uso del "tu" e del "voi" nella comunicazione sul web): quanta coerenza c’è tra ciò che dico e la descrizione che il linguaggio fa di ciò che dico?
Se io dico delle parole in inglese, e subito dopo mi chiedo perché dobbiamo usare tutte queste parole in inglese, chi sta parlando? Parla un testo scritto, e quindi ne sto prendendo le distanze, o parlo io in prima persona?
Me ne occupo in questa puntata.
--
Mi chiamo Patrick Facciolo, sono dottore in tecniche psicologiche e giornalista. Mi occupo di formazione sui temi del Public Speaking e della comunicazione efficace. Faccio divulgazione su questi temi attraverso il mio blog su https://www.parlarealmicrofono.it

407 episodi