Quando il lavoro torna a casa - di Teresa Trillò

 
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Si torna a casa dalla Cina ma anche dai paesi europei dove negli anni della delocalizzane spinta dalla globalizzazione le aziende avevano deciso di spostare la produzione per costi più bassi o investimenti in mercati emergenti. Ora c'è il controesodo, le aziende ricominciano a produrre o a rifornirsi nel paese o nel continente di origine. Controesodo che non si improvvisa ma si programma. Un fenomeno, il reshoring, iniziato sul finire del secolo scorso, decollato nel 2009 con la crisi economica globale e influenzato ora anche dalla pandemia che ha fatto emergere la fragilità di catene di approvvigionamento troppo lunghe. All'università dell'Aquila, un gruppo di ricerca creato insieme con gli atenei di Bologna, Bergamo e il politecnico di Milano studia le rotte del rientro a casa. I casi censiti nel mondo sono 1500. Stati Uniti, Francia, Italia, Gran Bretagna e Germania sono i paesi sotto osservazione. In Italia, , dice il professore Luciano Fratocchi, sono tornate 171 aziende, grandi gruppi e piccole realtà : 75 sono rientrate dalla Cina e il resto dai paesi europei. Fascino e affidabilità del made in Italy, vicinanza ai mercati di sbocco e digitalizzazione spingono le aziende a ripensare il luogo di produzione. E così c'è chi torna dalla Romania, come la Fitwell di Pederobba, in provincia di Treviso, chi dalla Cina, come la Five di Bologna, e chi, come la ex Manfrotto, ora gruppo Divec quotato a Londra, a Feltre da agosto confezionerà prodotti di meccatronica ora pensati in Nuova Zelanda e realizzati in Cina.

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