Episodio 173 - IO, nella famiglia d'origine: il distacco necessario.

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Dove hanno origine i primi condizionamenti?
I primi condizionamenti hanno origine proprio nella famiglia d’origine, in quanto luogo in cui viviamo e in cui riceviamo le prime indicazioni rispetto alle relazioni. Le relazioni, infatti, sono molto più potenti della genetica. Tutto ciò che ci viene automatico è frutto di condizionamenti, a partire proprio dalla famiglia. La famiglia di origine è ciò da cui partiamo.
Che vuol dire svincolarsi dalla propria famiglia?
Vuol dire diventare se stessi e spiccare il volo. La prima reazione, per quanto inconscia, è la paura: distaccarci dalle persone a cui vogliamo bene, che fanno parte del nostro primo nido, del nucleo in cui impariamo come voler bene, anche se a volte in maniera distorta, ci genera paura.
Pensiamo che voler bene significa restare attaccati. Distaccarsi viene vissuto un po’ come un tradimento. Ma svincolarsi dalla famiglia di origine è necessario e significa iniziare un processo di individuazione.
Riprendendo il modello di Bowen, possiamo approfondire la relazione con la nostra famiglia di origine concentrandoci su tre concetti fondamentali:
*Tre generazioni: quando parliamo di famiglia di origine, generalmente crediamo che sia composta dalla famiglia “stretta” (mamma, papà e fratelli e sorelle); Bowen, invece, parla di tre generazioni. La famiglia non è composta dalle sole persone in vita , ma anche dalle persone delle generazioni precedenti, che influenzano ancora oggi la nostra vita nel presente.
*Nella cultura familiare ci sono leggende, storie e miti familiari, che entrano a far parte della nostra psiche in modo molto forte. Tra etichettamenti e destino di quello che diventeremo. Questi miti, queste leggende sono il modo in cui i nostri genitori ci hanno tramandato la cultura delle loro famiglie che loro stessi hanno ricevuto in eredità dalle loro famiglie.
*Massa dell’io familiare: ognuno di noi quando entra in iterazioni di un certo tipo con la famiglia di origine regredisce. Non siamo in grado di controllare le nostre reazioni. Annulliamo la nostra individualità ed entriamo nella massa dell’io familiare che ci risucchia dentro e non abbiamo più possibilità di scelta, siamo solo reattivi. Non ne siamo consapevoli e agiamo ciò che non conosciamo. Ciò che iniziamo a conoscere non lo agiamo più, perché ciò che è inconscio ci controlla. Ma quando diventa consapevole siamo noi a controllarlo. All’interno della nostra massa dell’io indifferenziato, noi siamo parte di un ingranaggio e funzioniamo meccanicamente in un certo modo.
Il passaggio fondamentale nel processo di individuazione è iniziare a narrare la nostra storia in modo da scioglierne i nodi e prendere consapevolezza del fatto che noi siamo allo stesso tempo unici e parte di una famiglia, di una discendenza. Abbiamo un nome (la nostra unicità) e un cognome (la nostra appartenenza).
L’individuazione è riconoscere tutto ciò, dando il giusto peso ad appartenenza e libertà, appartenere restando liberi. Non è rinnegare la propria famiglia, ma permettere alle parti di essere differenziate.
Come possiamo fare questo concretamente?
Possiamo dedicarci alla pratica, seguendo questi passaggi:
* Guardare la famiglia come osservatore esterno.
* Scrivere ciò che succede senza giudizio.
* Notare il nostro ruolo e darci il permesso di essere altro.
A che punto sei nel tuo processo di individuazione?
Quali sono le difficoltà che maggiormente incontri?

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