Vmbra Imperii – Lib. XII “Otium”

 
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“Deus nobi haec otia feci.”

“Un dio ha creato per noi questa possibilità di ozio.”

[Virgilio, “Eclogae” (Bucoliche), Lib. I, 6]

Finita, almeno per ora, l’avventura nell’ostile Germania Magna, i custodes vengono congedati dal Magister Pullus e si dirigono quindi verso Roma. Durante il lungo e tranquillo tragitto però Vetius inizia ad incalzare con alcune domande Candemium che non sempre riesce a ribattere prontamente ed in maniera credibile. Una flebile linea di sospetto inizia a serpeggiare nei confronti del cartaginese, appartiene forse alla sesta qualifica della Cohors Arcana di cui nessuno sembra sapere nulla?

Nel pridie Idus Martius (il giorno prima delle Idi di Marzo ovvero il 14 del mese), il contubernium raggiunge l’Urbe, la più grande e popolosa città del mondo. Risalendo le strade affollate di gente i custodes si dirigono verso i grandi Castra Praetoria, gli accampamenti della guardia pretoriana situati nella parte nord-orientale della città, tra i colli Viminale ed Esquilino. Qui arrivati gli viene comunicato che avranno ancora un paio di giorni di congedo e quindi decidono che, arrivata la sera, usciranno a farsi una bevuta tutti insieme nell’accogliente Città Eterna. Tutti tranne Calvus che si congeda dai compagni per andare a visitare la propria famiglia.

Nel mentre Cattus raccoglie un po’ di informazioni, sembra che a seguito della loro missione in Germania ora ci sia gran fermento a Roma ed in tutto l’Impero. Il senato si sta radunando spesso per decidere la linea d’azione da seguire e sembra che la fazione degli interventisti, che bramano il ritorno alle grandi campagne di conquista, stia acquistando popolarità. Inoltre il magister militum dell’Illirya, un giovane di famiglia senatoriale, sembra essere vicino ad ottenere la nomina a propretore per condurre una campagna militare in Germania.

Giunta la sera, dopo aver fatto un po’ di chiacchiere con i custodes presenti nell’accampamento, Minimo, Candemium, Vetius, Cattus e Al Sahlahin escono dai Castra Pretoria per dirigersi verso il vicino quartiere Suburra, rimanendo però nella parte alta, quella meno malfamata. Qui entrano in una taberna frequentata spesso da altri custodes ed altri militari, sia pretoriani che veterani delle legioni in congedo, e Vetius, raggiunti alcuni suoi vecchi compagni di addestramento continua a cercare informazioni sulla misteriosa sesta qualifica e su quale possa essere il suo scopo.

La ricerca si rivela però infruttuosa anche se la cosa non risulta essere di cruccio per il custos, infatti l’atmosfera è allegra ed il vino scorre abbondante. La serata trascorre così piacevolmente fino a che non giunge l’ora di lasciare la taberna “Vinus Rubens”; i custodes quindi si alzano e decidono di concludere la nottata nel miglior modo possibile dirigendosi al lupanare “Lingua Argenti”, il tutto accompagnato dai vaneggi di Candemium che avendo ecceduto con il vino è completamente ubriaco. Riescono comunque tutti ad arrivare al lupanare e a sfogare i loro bisogni riscuotendo anche la simpatia della vecchia matrona della “Lingua Argenti”.

Il mattino dopo, passata la sbornia e con il sorriso sul viso, il contubernium rientra ai Castra Praetoria e si concede un ulteriore breve riposo durante il quale tutti i custodes fanno lo stesso sogno: una lupa viene munta da una persona evidentemente ricca e di potere i cui lineamenti però rimangono nell’ombra. L’interpretazione del sogno è evidente, almeno per l’augure, qualcuno con un incarico di potere sta sfruttando inopportunamente Roma per arricchirsi. La presenza di corruzione nell’Urbe non è certo un mistero, ma che questa sia così osteggiata dalle divinità da richiamare l’attenzione dei custodes è un mistero che forse vale la pena approfondire.

Ave atque vale!

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