Vmbra Imperii – Lib. XIII “Aurum occultus”

 
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“Pecunia non olet.”

“Il denaro non ha odore.”

[Tito Flavio Vespasiano (attribuita)]

Sono le Idi di Marzo (15 Marzo), il contubernium, dopo una notte passata a rilassarsi e godersi la vita notturna di Roma, decide di indagare sullo strano sogno che hanno fatto tutti e scoprire chi stia approfittando della sua posizione di potere per mungere l’Urbe tanto da disturbare le divinità protettrici dell’Impero.

Decidono quindi, su suggerimento di Cattus, di rivolgersi al fratello di Calvus che ora occupa la prestigiosa posizione di Prefectus Vigilum, capo del corpo dei vigili della città, ma prima di poter dirigersi alla domus di Onarius Sciaeus Iustus, vengono raggiunti da una guardie pretoriana che gli comunica che sono convocati dal Prefetto del Pretorio.

Seguendo il pretoriano vengono condotti in una stanza dove però non c’è traccia del Prefetto del Pretorio, ad accoglierli c’è una donna sui trent’anni di bell’aspetto e che indossa ricche vesti, i gioielli con il simbolo di Apollo la identifica come facente parte del cursus augure. La donna si identifica come Magistra Lucilla ed espone ai custodes la loro prossima missione: tra due giorni dovranno imbarcarsi su una nave militare ormeggiata nel porto di Ostia per dirigersi in Giudea, nella provincia di Siria.

In Giudea dovranno indagare su recenti avvistamenti spettrali avvenuti presso la collina del Golgota, appena fuori da Aelia Capitolina (Gerusalemme), e sulla situazione generale della regione perché, dopo oltre 300 anni dall’ultima grande rivolta giudaica repressa brutalmente nel sangue, sembra che il malcontento sia tornato a serpeggiare.

I custodes vengono quindi congedati, a parte Al Sahlahin, e tornano a pensare a come risolvere il mistero del sogno della sera precedente avendo solo due giorni di tempo. La sera si dirigono alla domus del fratello di Calvus dove si intrattengono in una lunga chiacchierata cercando di farsi dire da dove iniziare le proprie ricerche, ma la cosa non si rivela essere utile come il contubernium aveva sperato. Onorius infatti non si risparmia in consigli, ma è molto restio ad indicare nomi, sembra che i custodes pensino a qualcuno molto in alto nell’apparato sociale e burocratico della città se non dell’Impero e per avvicinare certe figure è necessario essere molto cauti.

I custodes riescono comunque a farsi dare un nome da cui iniziare, un magistrato edile nominato da appena un anno: Lucio Claudio Lentulo. L’edile vive e lavora nell’Aventino, uno dei quartieri più ricchi della città, qui sorgono numerose domus patrizie ed anche le ville in cui abitarono Traiano ed Adriano prima di diventare imperatori.

Con questa informazione, il contubernium, anche se ormai calata la notte, decide di dirigersi sull’Aventino a fare qualche indagine. Qui incontrano un servitore evidentemente di fretta a cui chiedono dove trovare un lupanare, il servitore dopo alcuni tentennamenti e dopo aver evidenziato che non si trovano nel quartiere giusto per questo genere di intrattenimento, indica una villa poco distante, a quanto pare una specie di lupanare super esclusivo diretto da una certa Claudia Minore.

I custodes si dirigono quindi verso questa villa e, mentre alcuni di loro bussano alla porta principale, Vetius e Candemium si intrufolano all’interno di nascosto. All’interno della villa, tra giochi di luci ed ombre, corpi danzanti si spostano tra i colonnati e quando Vetius entra nella villa con l’intento di mescolarsi con i possibili presenti una voce femminile proveniente dalle sue spalle gli si rivolge con un po’ di sorpresa.

Ave atque vale!

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