Vmbra Imperii – Lib. XIV “Voluptates Urbis”

 
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“Soles occidere et redire possunt:
Nobis , cum semel occidit brevis lux,
Nox est perpetua una dormienda.”

“I Soli possono cadere e tornare:
per noi, quando la tenue luce scompare,
c’è il sonno di una notte senza fine.”

[Catullo, “Carmina”, V, vv. 4-6]

I custodes stanno continuando ad investigare sul sogno fatto che li ha messi al corrente di una grande ed estesa corruzione nell’Urbe, tale da essere invisa agli dei. Un po’ seguendo le poche indicazioni ricevute da parte del prefetto dei vigili, nonché fratello di Calvus, e soprattutto lasciandosi guidare dal caso sono quindi giunti a casa di Claudia Minore, una grande e ricca villa patrizia che sorge sull’Aventino e che funge anche come lupanare e casa di piacere per i ricchi patrizi.

Qui Candemium e Vetius entrano di nascosto, mentre il resto del contubernio prova ad accedere dalla porta principale senza particolare successo. Una volta dentro la domus patrizia, Vetius cerca di dissimulare disinvoltura e comportarsi come uno degli eventuali invitati venendo però fermato da una giovane ancella un po’ stupita. La giovane, dopo che Vetius aveva provato fallendo a raggirarla, intima al reziano di andarsene, ma prima di poter fare altro viene colpita e fatta svenire da Candemium.

Nel mentre, gli altri custodes si identificano ufficialmente come membri della guardia pretoriana ed ottengono di essere ricevuti da Claudia Minore. La giovane patrizia li accoglie comodamente distesa su un triclinio in una stanza riccamente decorata al secondo piano della casa e li invita ad esporre il motivo della loro visita, anche perché lei è sempre stata più che disponibile ad aiutare i rappresentanti imperiali, dato che i vertici spesso e volentieri sono suoi graditi ospiti, certo, ovviamente si aspetta che il favore un giorno venga restituito.

Cattus prende la parola ed inizia ad esporre il problema su cui stanno indagando e che li ha spinti a disturbare la giovane nobildonna ad un’ora così tarda, aggiungendo che sarebbero interessati a parlare con l’edile Lucio Claudio Lentulo. Gli dei arridono ai custodes perché Claudia rivela che l’edile si trova attualmente nella villa e sarà felice di presentarglielo appena non sarà più impegnato, tempo una trentina di minuti.

Poiché però deve esserci un equilibrio nelle cose, la Fortuna non può solo baciare la fronte dei custodes e quindi Vetius, nel tentativo di arrampicarsi sul tetto della villa, scivola cadendo a terra ed attirando l’attenzione di due guardie. Queste lo raggiungono ed inizia una colluttazione che vede il custos cercare di darsi alla fuga inseguito da una guardia, mentre l’altra va ad avvertire la sua padrona e a cercare rinforzi. Il reziano, nel suo tentativo di fuga, si arrampica su un albero per scavalcare il muro di cinta e tornare all’esterno, ma il ramo si spezza e la guardia lo raggiunge iniziando nuovamente lo scontro. A contrastare le avversità volute dalle Parche per Vetius c’è però Candemium che, ancora una volta, interviene e fa svenire la guardia esattamente come fatto poco prima con l’ancella. Dopo questi avvenimenti i due infiltrati decidono di uscire dalla villa e provare qualche altra strada, magari andando direttamente alla casa dell’edile…

Claudia Minore viene raggiunta dalla guardia ed avvisata dell’intrusione in villa e quindi chiede aiuto ai custodes presenti per verificare quanto sta succedendo. Minimo, Calvus ed Al’Sahlahin si dirigono ad invesigare mentre Cattus rimane a fare compagni alla giovane patrizia. Vengono quindi rinvenuti i corpi privi di sensi delle vittime di Candemium e Minimo si rende conto che non è opera di un brigante qualsiasi, ma i due malcapitati sono stati colpiti da qualcuno molto esperto, un professionista che sa esattamente come e dove portare un attacco per far svenire una persona o anche ucciderla se fosse necessario.

Sia la guardia svenuta che l’ancella vengono medicati da Calvus che li fa riprendere, ma l’interrogatorio non si rivela essere utile infatti entrambi sono stati colpiti alle spalle senza aver avuto il tempo di accorgersi di nulla. Claudia minore ringrazia quindi i custodes ed accetta i loro consigli per poi presentargli l’edile. Viene quindi nuovamente esposto il problema ed il motivo dell’indagine, ma l’edile non sembra poter essere utile alla causa anche se si mostra collaborativo e promette che farà particolarmente attenzione nel futuro prossimo. I custodes quindi escono dalla villa di Claudia insieme all’edile a cui faranno da scorta fino a casa su richiesta della giovane patrizia.

Nel frattempo, Vetius e Candemium giungono alla domus di Lentulo e, mentre il primo fa da palo, il secondo entra di nascosto nella casa. Aggirandosi per i corridoi bui il cartaginese cerca di fare mente locale ed individuare dove sia la stanza del padrone di casa, dopo essere salito al secondo piano entra quindi in una delle stanze più probabili, ma nel letto, sprofondata nel regno di morfeo, scorge una figura femminile: probabilmente la moglie dell’edile. Arrivati a questo punto, il custos decide di approcciarsi come si confa ad una matrona romana e quindi tira fuori il coltello, mette un sacco sopra la testa della malcapitata e le tappa la bocca. Inizia così l’interrogatorio della povera Lucilla con la voce di Candemium che, bassa, scandisce: “Suo marito si è invischiato in brutti affari, le conviene collaborare se non vuole che qualcosa vada storto.”

Ave atque vale!

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