La Zonazione in UGA del Chianti Classico con Alessandro Masnaghetti

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Tanti ettari ma ancora tantissimi a bosco e così rimarranno per la maggior parte poi monti e roccia e olivi, non solo vino. C’è tanto bosco perchè zona alberese e macigno, quelle più impervie hanno poco suolo e di conseguenza lì non ci si è mai coltivato nulla e quindi bosco ha preso il sopravvento. 75mila ettari, 10 mila a vigneto, 30 milioni di bottiglie, media molto bassa di circa 3000 bottiglie su 300mila possibili se fosse altra DOC o DOCG. Catena dei Monti del Chianti da San Polo a Greve a San Gusmè ed è confine con Valdarno ad est. Poi c’è crinale che unisce Castellina con Vagliagli poi crinale unisce Radda e Castellina. A sx a Radda c’è valle dalla Pesa con Volpaia e dall’altro lato parte la Val d’Arbia…Arbois poi va verso sud e Pesa verso Nord. Centro della denominazione è proprio questo e anche chianti classico fiorentino e quello senese. Se confrontiamo mappa dei crinali e quella delle temperature medie si vede che parti intende e crinali sono più basse temperatura mentre quelle più calde sono ai bordi occidentali e soprattutto a Nord dove c’è San Casciano e Greve appunto. Altre zone calde sono a est . Ma si deve uscire da questi stereotipi vedi Monvigliero che era solo “buono” fino a poco fa e ora lo vogliono tutti… ogni zona ha sua caratteristica, bisogna puntare su quella non in generale. Altra mappa interessante da confrontare è quella con altitudini e monti e il macigno, arenarie non calcaree, e su questo a parte Albola Radda Ruffilli e Lamole non ce ne è tanta su macigno. Soprattutto le vigne sono a San Casciano, la zona bassa di Castellina e zona bassa di Vagliagli a sud. La parte centrale in verde sulla mappa da poggio la Croce San Casciano va giù fino alla Berardenga a Villa a Sesta è proprio alberese. Ritroviamo macigno tra Radda e Castellina e poi terreni molto diversi compresi terreni vulcanici ma non assimilabili ai terreni dei “vini vulcanici” propriamente detti. Tanta origine marina poi Villa Cerna e bassa di Castellina di origine sempre marina e poi dove siamo con Villa alle Corti di origine fluviale. Nella Berardenga dicono che c’è tufo ma sono sabbie plioceniche compattate e compresse, ufficialmente è tufo senese, famoso per fare la pista del Palio di Siena (se ne trova tanto attorno a San Felice), molto simile a quello di Orvieto , lago di Corbara e poi su fino nell’ astigiano. A Orvieto c’è anche vero tufo che ha origine vulcanica non marina. Abbiamo sempre vizio di portare carattere di un vino alla geologia imitando la Borgogna ma lì è caso particolare dove le esposizioni sono simili , il vitigno è uno (o due) e il clima non è così variabile in complesso. Nel Chianti Classico ci sono valli e storie diverse e fattore umano ancora più importante, compresa la conoscenza condivisa di cui le UGA fanno ovviamente parte. Microclima suolo elevazione esposizione (fattori naturali ) sono sempre da contrapporre o sommare a quelli umani ovvero scelta dei cloni, sistema di allevamento, portainnesto, rese per ettaro e appunto conoscenza comune a dare INSIEME il terroir.

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