Roberto Dragoni - San Patrignano

28:09
 
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La cantina di San Patrignano ha origine a fine anni ‘70 quando Vincenzo Muccioli decide di creare una Comunità fondata sulla solidarietà.
All’inizio sono vini semplici: sangiovese e trebbiano. Vigne ben curate, vendemmia manuale e pigiatura con i piedi, un torchio e cinque botti di legno. Tutto qui, ma la voglia di sperimentare è irrefrenabile e porta in breve tempo ad ottenere uno spumante da uve sangiovese.
Negli anni i vigneti si estendono fino a superare i 100 ettari. A metà anni ‘90 la svolta: il vino acquista valore e corposità. Trasformarlo in un’eccellenza del territorio per i ragazzi diventa una sfida.
Si impiantano nuovi vigneti, per primo Montepirolo, con uve merlot, cabernet sauvignon e cabernet franc e si rinnovano le vigne di sangiovese. Cresce la densità, fino a 6.600 piante per ettaro.
Si mettono a dimora chardonnay e sauvignon blanc, varietà non certo autoctone ma che produrranno vini di successo nel mondo. Il sangiovese acquista in queste colline un’identità tutta sua, risultando più morbido, suadente, con tannini più dolci, caratteristiche tali da poterlo definire Sangiovese di San Patrignano.
I vigneti di San Patrignano si trovano infatti sulle colline di Rimini ad un’altitudine media di 200 metri sul livello del mare, a pochi chilometri dal Mare Adriatico e dal monte Titano (Repubblica di San Marino). Questa collocazione determina un microclima unico e fortemente caratterizzante per tutte le varietà coltivate.
La brezza salina che arriva dal mare mitiga le calde giornate estive e apporta in ogni vino una spiccata nota minerale, creando inoltre una condizione di contrasto allo sviluppo delle principali malattie fungine. Il monte e il mare, in sinergia, donano eccellenti sbalzi termici, esaltando le caratteristiche aromatiche ed organolettiche delle uve.
A questa latitudine inoltre, nella parte meridionale della Romagna, i vigneti beneficiano di un’elevata intensità luminosa, consentendo maturazioni complete ed anticipate delle uve che, alla raccolta, hanno sempre appropriati tenori zuccherini.
A rendere il terroir unico contribuisce anche la tipologia del terreno dalla tessitura in prevalenza argillosa, ricca in calcare, priva di scheletro e ben dotata di sostanza organica.
Da inizio 2020 la direzione tecnica è affidata a Luca D’Attoma che succede alla storica conduzione di Riccardo Cotarella che ha guidato la cantina di San Patrignano per circa 20 anni. “Nella mia filosofia l’enologo deve avere sempre un occhio vigile sull’agricoltura, nel rispetto della natura, una base importante per poter fare un buon lavoro. Sicuramente San Patrignano rappresenta per me un nuovo stimolo, uno spazio di sperimentazione e senza dubbio, un’esperienza umana di grande valore”.

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