Il Regno dei Cieli subisce violenza - Commento al vangelo di don Gabriele Nanni - 12.12.2019 - Mt 11,11-15

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12 dicembre 2019
IL REGNO DEI CIELI SUBISCE VIOLENZA
Dal vangelo secondo Matteo (Mt 11,11-15)
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.
Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono.
Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elìa che deve venire.
Chi ha orecchi, ascolti!».
Nessuno può entrare nel Regno di Dio se Dio non lo vuole. Nessuna creatura e nessun uomo può forzare il cuore di Dio con la violenza su di lui. Dio è il Forte, il Signore dei Signori, perciò la violenza di cui Gesù parla non è quella di un invasore che sconfigge la Città di Dio e la prende per sé.
Gesù ci dà l’indicazione che il Regno dei Cieli, dal tempo di Giovanni Battista è raggiungibile e Dio si compiace di aprire le porte.
Quello che il Battista inaugura è un tempo nuovo, un’era di martiri che morirono per Cristo. Infatti, Giovanni fu il precursore, che annunziò l’Agnello sacrificale gradito a Dio per riscattare i peccati di tutti gli uomini. Giovanni morì per questo: anche se la causa immediata, fu il peccato di orgoglio di Erodiade, Giovanni era già segnato come scomodo accusatore per scribi, farisei, e infine anche per Erode. Il rischio per la testimonianza della verità, della Legge di Dio, non intimorì il Profeta. E il Cristo era la Verità.
Giovanni fu il primo dei violenti, non contro gli altri ma contro il peccato, fino alla morte.
La denuncia del peccato non è violenza contro il peccatore, ma grazia di verità per avvisare del pericolo della morte eterna. La violenza dunque è la caratteristica della verità che non viene risparmiata a colui che si trova in uno stato di morte spirituale e rischia per la vita eterna.
I violenti che si impadroniscono del regno dei Cieli sono coloro che fanno violenza contro la propria pusillanimità, contro i compromessi con se stessi e con il mondo, contro il naturale istinto di auto conservazione, e contro quella prudenza umana che scivola nell’ignavia.
Non mancarono in passato i giusti che morirono a causa del peccato altrui, da Abele in poi, tutte le vittime innocenti del male appartengono alla schiera dei testimoni della verità e della giustizia. Ma con Giovanni Battista si è aperta un’era nuova, con la possibilità di ingresso nel Regno, poiché era presente chi apriva la porta dei Cieli, Gesù Cristo.
La Legge e i Profeti hanno profetato fino a Giovanni e lui è quell’Elia che doveva venire: dunque l’Atteso è arrivato e Giovanni, pur essendo l’ultimo dei profeti, fu anche il primo a morire con il Messia presente. Ma dobbiamo anche considerare che il Profeta è figura del Messia che è il compimento del profeta, perché attua perfettamente la missione, di cui i profeti furono annunciatori e testimoni con la loro vita e morte della sorte del Messia. Il loro fu il sacrificio per la Verità al fine di salvare tutti gli uomini ingannati dalla menzogna.
Gesù fu annunciato dal Battista, ma fu anche anticipato nella sorte di vittima dei potenti che dominano le nazioni e occultano la verità, vivono nella menzogna e fanno della Legge uno strumento nelle proprie mani per colpire gli inermi.
Il Regno di Dio si è aperto, dunque, dal Battista in avanti per tutti coloro che si sono associati al Cristo anzitempo, in profezia, e in attesa di lui, si apre per tutti coloro che si associarono al Cristo durante la sua passione nella vita terrena, e si apre infine, per tutti coloro che si associano ai patimenti di Cristo nella vita terrena ora e nel futuro.
Gesù il Cristo è il centro di convergenza di tutte le vite terrene, la Porta di ingresso nel Regno dei beati, di coloro che hanno soprattutto pagato col sangue la loro testimonianza. I primi e più vicini sono coloro che si stringono coscientemente e volontariamente, con generosità e con-passione di Gesù, partecipando della sorte di martirio, e soprattutto della sua passione di Redentore, per amore, come lui, degli uomini che stanno perdendosi. Tale amore, condiviso fino al disprezzo della propria vita, per amore di Cristo, forma i martiri perfetti, che come il Battista, forzano il cuore del Padre ed ottengono da lui l’aprirsi delle porte del suo Regno.
Ciò che fa violenza sul cuore del Padre, se così si può dire, è la gratitudine degli uomini per il Figlio. Quando il Padre vede che non è stato inutile, ma viene riconosciuto dagli uomini, allora apre le sue porte, poiché ha mandato il Figlio per questo.
Ma ancor più il Padre dona i primi posti nel suo Regno quando perfetta è l’adesione a Cristo per amore, e per amore di lui la condivisione della redenzione dei fratelli. L’amore perfetto per il Figlio fa violenza sul cuore del Padre, che apre le porte a chi si è lasciato configurare così perfettamente a lui.
Dio vi benedica!
Gabriele Nanni

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