Il ristoro di Gesù - Commento al vangelo di don Gabriele Nanni - 11.12.2019 - Mt 11, 28-30

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11 dicembre 2019
IL RISTORO DI GESÙ
Dal vangelo secondo Matteo (Mt 11, 28-30)
In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Che la vita sia faticosa è esperienza comune, sui metodi per alleviare la fatica possediamo repertori che sono tanto antichi quanto l’uomo. Dunque, Gesù sembra offrirci una soluzione diversa, poiché non è una tecnica e nemmeno una risorsa naturale.
Innanzitutto, ci dice di andare da lui e imparare dal suo esempio. Egli si propone come risorsa e al tempo stesso come esempio. Non basta allora fare delle cose o applicare dei metodi, delle tecniche per ritrovare la forza, che sembra non bastarci mai, ma occorre andare da lui, il quale è la fonte di una forza.
Egli dichiara di essere Via, Verità e Vita, e secondo l’immagine della vite, egli è il tronco e noi i tralci che portano frutto: il prodotto è dato attraverso il tralcio, ma la linfa vitale viene dal tronco. Egli è quella linfa, la vita che può scorrere in noi, se noi rimaniamo uniti a lui. La vita è fruttifera e non fine a se stessa, il frutto deve essere il prodotto finale, altrimenti viviamo nella sterilità.
Gesù afferma ed avverte che senza di lui non produciamo frutti di vita eterna, ossia non siamo capaci di frutti nello Spirito. La linfa vitale ci garantisce la vita nello Spirito e immette in noi una parte divina, che non muore perché partecipa di Dio.
Ecco perché Gesù ci dice di andare da lui, perché senza di lui non possiamo far niente.
Ma in questo richiamo del vangelo ci offre qualcosa che egli chiama ristoro, un risollevamento dalla fatica, una iniezione di forza nuova, la capacità di volare dove gli uomini non possono giungere, nella sua volontà, dove egli desidera e chiede, per le cose che ci dice di fare, per l’impossibilità umana che pur esige: egli ci chiede molto e molto ci dona per poter compiere l’impresa sovrumana, perché divina.
Questo è imprescindibile: essere nella sua volontà. Non possiamo pensare di sfruttare una forza anonima, una sorta di energia spirituale senza nome e senza padrone, senza identità e senza volontà. Noi ci accostiamo al Dio vivente, al padrone di tutte le cose. La forza che pervade il creato proviene da Dio e segue le sue leggi e i suoi voleri. Noi creature umane siamo posti nel creato non come padroni ma come amministratori, per un fine che Dio prevede e non per conto nostro. Le immense risorse del creato sono di Dio e non materia a nostra disposizione.
Esiste una finalità che Dio chiede che venga realizzata per mezzo delle sue creature e attraverso di noi, che siamo a sua immagine nella coscienza e nella libertà, è chiesto di collaborare. Infatti, non siamo semplicemente assoggettati alle leggi di natura, ma messi in grado di seguirle ed agevolarle, con la nostra forza libera, ma in obbedienza al Creatore e Padre.
Il limite della nostra umanità così ferita dal peccato, deve misurarsi con i compiti che Dio ci chiede e che ci superano, ma in questo sta il volere di Dio: di dimostrare agli increduli, coloro che vivono delle cose di Dio senza dar conto a Dio, che i suoi fedeli sono assistiti dalla sua forza e dotati della sua potenza.
Il fedele è chiamato a compiere le imprese di Dio con una energia sovrumana a testimonianza dello Spirito di fortezza, sapienza e intelligenza nella sua creatura. La vittoria di Dio sull’apostasia e l’incredulità si compie per mezzo delle creature che gli sono fedeli ed obbedienti.
La condizione essenziale, per fare tutto questo è l’accettazione della volontà del Padre, che è sacrificio di sé, abnegazione per la salvezza delle anime che altrimenti sarebbero perdute. Questo richiede, in concreto, di accettare tutte le cose che egli ci manda, quello che per noi è insopportabile e sgradevole, assurdo o inutile, contrario alla natura, come il consumarsi per il bene di chi vuole il male, tutto questo è l’insieme delle cose che fanno l’impresa.
Tutto si riassume in una parola: redenzione. Tutto questo senza di lui è impossibile e tutto diventa assurdo e disperante, se invece di accettare noi opponiamo la ribellione.
L’accettazione della missione fino alla morte in croce per la salvezza del mondo è la Via che ci chiede di seguire, prendendo la nostra croce, la quale però viene trasformata in giogo soave, in forza sovrumana, in dolcezza senza fine per volontà di Dio per mezzo del Figlio, che può donare la sua forza e la sublimità del sacrificio.
Dio vi benedica!
Gabriele Nanni

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