La via oscura della fede - Commento al vangelo di don Gabriele Nanni - 14.12.2019 - Salita al Monte Carmelo 2,11,12-13

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14 dicembre 2019
S. Giovanni della Croce dottore della Chiesa
LA VIA OSCURA DELLA FEDE
Dall’opera di San Giovanni della Croce, Salita al Monte Carmelo
“Il demonio è molto soddisfatto allorché un’anima desidera ricevere rivelazioni o sentire inclinazione per esse, poiché in tal caso gli si offrono molte occasioni e possibilità di insinuare errori e di distruggere in lei la fede” (2,11,12); “Si badi di non accettarle mai, ad eccezione forse di alcune, le quali possono essere ammesse solo dietro consiglio di una persona molto saggia, escludendone però qualsiasi desiderio.” (2,11,13).
San Giovanni della Croce propone una lotta durissima contro i sensi per entrare nella fede pura. Le percezioni pertanto sono nemiche della fede e vanno contrastate, specialmente nel desiderio. Prima di tutto il Dottore mistico espone la purificazione dei sensi esterni, quelli che consentono le percezioni naturali delle cose attraverso gli appetiti ovvero ciò che spinge a soddisfare le apprensioni naturali. Poi si rivolge ai sensi interni, quelli dell’immaginativa e della fantasia.
Il fine di tutto è quello di giungere all’unione con Dio e questo è possibile solo con i mezzi proporzionati a lui, che non sono quelli dei sensi esterni e nemmeno di quelli interni. Il soffermarsi sui sensi è un errore poiché diventano un impedimento a proseguire sulla strada dell’unione.
Il ricevere notizie o avere visioni delle cose soprannaturali costituisce un pericolo per coloro che devono proseguire sulla strada della fede pura, al buio di ogni visione o immaginazione. Pertanto, non è bene cercarle, o se si sono ricevute, anche se fossero genuine, possono essere dannose per il fatto di ricercarle per averne una soddisfazione, la quale non è Dio, ma solo un mezzo per giungere a lui. Nella sua opera “Salita al Monte Carmelo” il Santo insegna la durezza della via perfetta della nudità da ogni appoggio sia dei sensi che dell’intelletto quando questi diventino un approdo su cui sostare.
Dio è sempre altro da ogni oggetto sensibile, non è nemmeno immaginabile con la fantasia, né si può o si deve identificare con immagini simboliche come il calore o la luce, poiché tutte queste cose rimandano a lui ma non sono lui. Nella negazione metodica di ogni tipo di conoscenza naturale sia dei sensi, sia dell’intelletto, San Giovanni invita alla purificazione per disporre l’anima ad una unione con Dio che avviene nel buio e non nella visione. Questa sarà per l’anima il risultato del premio della vita eterna: vedere Dio faccia a faccia.
Dunque, l’anima può ricevere una certa unione anche qui sulla terra, in modo imperfetto, possibile per una disposizione di Dio; ma tutto avviene senza percezione alcuna, nel segreto, attraverso una via che non conosciamo e non dobbiamo conoscere, né noi né alcun altro.
Il punto centrale del brano riportato sta nel desiderio.
Questo atteggiamento interiore è di somma importanza a livello spirituale, poiché rappresenta una tensione dell’anima, che però può essere pericolosa se essa è imperfetta. È imperfetta quell’anima che non sa ancora cercare Dio fuori dalle creature e fuori da ogni soddisfazione di se stessa. L’anima imperfetta inevitabilmente si fermerà su ciò che l’attrae e non sul Creatore della cosa che l’attrae. Senza questo rimando a ciò che sta oltre, si rischia, come frequentemente accade anche alle anime che si reputano spirituali, di scambiare il prodotto di Dio con Dio, chiamando Dio ciò che è la sua manifestazione o semplicemente godendo della cosa creata per se stessa e non per Dio.
Il senso si ferma sulle cose materiali che apprezza e non fa procedere l’anima, così anche il senso spirituale, che si rivolge a cose più alte, rimane invischiato in esse. Anche riconoscendo che tutto viene da Dio, non è Dio che si desidera, ma il raggiungimento di quello che soddisfa: questo può essere anche il godimento di cose intellettuali, le quali possono anche parlare di Dio, ma diventano una trappola se l’anima imperfetta si compiace del raggiungimento di quella conoscenza o di quella elucubrazione che la soddisfa. A volte basta il semplice compiacimento di pensare, per far dello strumento intellettivo un porto e non una via.
Il desiderio di Dio, dunque, è caratterizzato dal fatto che nulla di quello che sulla terra si trova e nessun pensiero o attività conoscitiva diventa appagante, poiché l’oggetto vero della conoscenza è Dio e l’amore unitivo a lui. Il desiderio non va scambiato con quell’insoddisfazione che in realtà rivela una brama, cioè un desiderio smodato di accumulo. Questo si chiama avidità, anche quando è rivolta al sapere per il sapere. La vera insoddisfazione per le cose della terra si riconosce dal fatto che tutto parla di Dio, e questo mi rende insufficiente ciò che vedo, conosco o possiedo, poiché è come il messaggero che mi porta notizie o doni di qualcuno, ma non posso accontentarmi del messaggero, bensì solo di colui che lo ha inviato. Il distacco dalle cose significa questo non attaccamento ai desideri che non mi consentono di arrivare a Dio. Se desidero Dio, la mia anima si fa vuota delle cose e non chiede di esserne riempita, se non da Dio stesso.
Il desiderio è pertanto una porta della nostra anima, la quale si apre troppo facilmente a ciò che non è Dio quando è imperfetto. Il demonio spinge su questa porta del desiderio per entrare mascherato a soddisfare le voglie basse o le aspirazioni alte, ma ci riempie approfittando del desiderio di esse, pur di distrarci da Dio. Così chi desidera trova mille occasioni che lo attraggono poiché il demonio gliele offe. La porta del desiderio dunque va ben custodita poiché anche le cose che sono di aspetto nobile possono costituire un ingombro per l’anima che non desidera Dio solo, poiché Dio solo basta.
Dio vi benedica!
Gabriele Nanni

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