Le opere della Sapienza - Commento al vangelo di don Gabriele Nanni - 13.12.2019 -. Mt 11, 16-19

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13 dicembre 2019
S. Lucia
LE OPERE DELLA SAPIENZA
Dal vangelo secondo Matteo (Mt 11, 16-19)
In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».
Ascolto e sequela, sono le cose che Gesù chiede agli uomini.
Sono molti i modi con cui offre il suo insegnamento, gli approcci alle anime sono diversificati e proporzionati a seconda delle capacità, della disposizione, dei limiti; Gesù è il Dio che si fa vicino e chiede di essere riconosciuto, e quindi adorato ed amato. La risposta umana è differente a seconda della persona e della sua qualità.
Il Dio-con-noi si fa uomo, parola che annuncia, insegna, stimola, rimprovera, incoraggia ed esorta. Tutto viene tentato per far progredire le anime nel viaggio che colma la distanza tra creatura e creatore. Gesù non è un solitario che improvvisamente spunta nella storia dell’umanità, ma è l’Atteso che si è fatto preannunciare per secoli: ha una storia che si dipana con un popolo e costituisce la sua identità. Il motivo per cui Israele esiste è proprio quello di rendere conoscibile agli uomini, in modo umano e razionale Dio, che altrimenti verrebbe cercato in altri modi pericolosi e fuorvianti.
Si tratta della difficoltà della riconoscibilità di Dio, non per la volontà di occultamento di Dio all’uomo, quanto per i mezzi limitati che l’uomo possiede e, infine per l’inganno a cui è sottoposto dalla volontà maligna del demonio che ha l’intento di non permettere la riconoscibilità di Dio e di impedire il ricongiungimento con lui degli uomini, oramai sedotti e accecati per mezzo del peccato.
La menomazione dell’uomo deriva proprio dall’offuscamento della vista spirituale, la quale provoca la cecità per le cose di Dio e anche tutte quelle che riguardano le sue creature spirituali. Così noi viviamo come bruti senza percezioni delle realtà invisibili create da Dio, mentre attorno a noi avviene uno scontro tra angeli ribelli e quelli fedeli a Dio; da una parte i demoni contendono il nostro controllo e possesso, dall’altra gli angeli offrono la guida e la protezione per andare a Dio.
Nella manifestazione terrena, Gesù viene incontro a chi sta nelle tenebre. Si fa parola per guidare al Padre e chiede il suo riconoscimento. Quello che Gesù rimprovera è la durezza di cuore di molti, i quali chiudono la mente alla comprensione e alla accoglienza di Gesù senza entrare nella dimensione spirituale, di cui egli è l’ingresso.
Esiste infatti, la possibilità di comprendere, nonostante il buio, le cose di Dio, un canale che rimane aperto, una scala segreta che fa giungere a Dio, e che solo Dio conosce. È una via sicura, che non può essere percorsa dal demonio e perciò non è soggetta ad inganno. Dio si è riservato un ingresso nell’anima senza che l’anima possa accorgersi, ma nemmeno i demoni possono vedere o percepire. Questo ingresso sicuro, e segreto, costituisce la possibilità della comunicazione di Dio nonostante la cecità dell’uomo, ma gli chiede di essere riconosciuto. Perciò non fa chiasso, né si sovrappone alle altre voci, ma parla in un silenzio creato da lui.
Esiste dunque nell’uomo una sapienza segreta, la quale giace inerte o si può risvegliare quando dall’esterno dell’anima una voce la fa risuonare: questa è la Parola di Dio, il Verbo fatto carne, Gesù che annuncia e insegna.
La sapienza è quello Spirito di Dio che tocca l’anima e permette la riconoscibilità di Dio, del suo tocco, del suo passaggio e spinge a seguirlo come voce unica e irripetibile. Ai duri di cuore, a coloro che oppongono un muro alla Sapienza, Gesù dice di guardare almeno alle opere, alle meraviglie ed ai miracoli che essa opera per risvegliare ciò che dorme e rimane sopito. Quella Sapienza che rimane scolpita in eterno con le sue opere dice a chi non volle credere, che nulla rimase di intentato per far sì che Dio venisse riconosciuto, lasciando a costoro la responsabilità del rifiuto e non dell’ignoranza.
Che non sia facile lo dice la l’opportunità dell’incarnazione di Gesù, che sia duro, lo conferma la necessità della croce e del sangue per abbattere il muro della colpa, ma che sia possibile per l’uomo lo grida tutto il creato vedendo l’opera di umiltà di Dio che si è fatto uomo e messo al suo posto pur di riconciliarlo col Padre creatore.
Dio vi benedica!
Gabriele Nanni

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