Bloccare i social media in ufficio: è utile?

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Il filo che ci lega a internet si fa ogni giorno più forte. Chiunque abbia uno smartphone è sempre connesso.
Con la possibilità che abbiamo di accedere al web da qualunque dispositivo, persino gli orologi, non ha molto senso pensare di poter impedire ai propri dipendenti di visitare siti web e social network nelle ore di lavoro.
Usiamo social media e chat per restare connessi con amici, parenti e colleghi. Facciamo compere su ecommerce vari. Prenotiamo viaggi online. Chiediamo a Google indicazioni stradali e informazioni su qualunque argomento. E spesso lo facciamo mentre siamo in ufficio.
Davanti a un comportamento del genere, è facile che un datore di lavoro si arrabbi. E magari pensi di bloccare alcuni siti perché i dipendenti non possano usarli mentre sono al lavoro. Ma è una tattica efficace?
Molte aziende non si sono limitate a bloccare i siti. Negli anni passati diversi dipendenti sono stati licenziati perché avevano passato tempo su Facebook oppure avevano fatto acquisti online o comunque avevano usato internet per finalità non lavorative.
Altre aziende invece incoraggiano l’uso dei social media e investono in formazione in questo senso. Ogni impresa è diversa e ha i propri valori, la propria cultura e le proprie modalità di lavorare, ma il quesito è lo stesso per tutte: l’uso di siti “ricreativi” diminuisce la produttività dei dipendenti?
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