Dopo Culloden: Le Clearances delle Highland

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Le Clearances delle Highland, lunghe circa un secolo, portarono al totale cambiamento della società e dell’economia di Scozia.

Le Clearances delle Highland sono una delle pagine più dolorose della storia Scozzese: interi villaggi sono stati spazzati via, i cui nomi sono andati persi nelle nebbie del tempo, e intere famiglie sono state costrette a migrare, entro i confini patrii o oltreoceano.

Preparare la puntata è stato molto difficile, il materiale è vastissimo e renderlo organico è stato una vera sfida, una delle cose in assoluto più complesse è stata rendere comprensibile una terminologia non solo tecnica, ma anche straniera. Mettiamo di seguito alcune definizioni:

Run Rig: sistema di ripartizione della terra in strisce, che percorrevano spesso i glen; si coltivava partendo dalle parti più vicine alla casa per poi andare verso quelle più lontane che restavano periodicamente incolte. Il terreno era da considerarsi comune, non di un proprietario specifico. Infatti in Scozia, come in altri luoghi, i campi e i pascoli erano delle comunità tutte.

Enclosure: recinzione delle terre che cessavano di essere comuni e diventavano di un dato proprietario; va da sé che i piccoli contadini ci rimisero (perché alla meglio andarono sotto padrone, alle peggio si trovarono senza terra da coltivare) mentre i proprietari terrieri spesso ne accumulavano tanta da divenire dei latifondisti che affittavano la terra a dei tenutari, che a, loro volta, spesso assumevano dei contadini alle loro dipendenze. Per coltivarla si dovevano pagare degli affitti. Le terre soggette a enclosure vanno considerate come private.

Cotter: contadino privo di una proprietà da coltivare per conto del latifondista, spesso alle dipendenze di un piccolo tenutario; i cotter erano i più bassi nella scala gerarchica contadina.

Crofter: piccolo tenutario, raramente indipendent; di solito i crofter coltivavano per i grandi proprietari terrieri.

Speriamo che sia passata l’immagine di una terra totalmente cambiata per esigenze di natura sociale, economica e politica; duole dire che furono, di fatto, le masse a rimetterci in questi cambiamenti che videro i clan crollare per diventare, almeno in parte, di stampo decisamente più capitalista.

Riguardo alla lingua gaelica aggiungiamo che, nonostante il forte declino, le istituzioni si sono mosse affinché non vada persa. Ormai nessuno scozzese parla solo il gaelico, come accadeva fino agli anni ’70 nelle Isole, ma lo si insegna a scuola, benché non sia, a che mi risulti, materia obbligatoria. Le generazioni più vecchie restano un ottimo mezzo di trasmissione del gaelico più diffuso al nord e nelle Ebridi esterne che a sud, sebbene negli ultimi anni anche nelle Lowland si sta manifestando un cauto interesse.


Fonti bibliografiche:
  • “The Highland Clearences” di Eric Richards, Birlinn 2012.
  • “The Scottish Clearences: a History of the Dispossessed, 1600-1900” di T. M. Devine, Allen Lane 2018.
  • “The Jacobite Rebellion 1745-46” di Fremont Gregory, Osprey 2011.
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons.

Immagine di copertina:

Panorama sul Loch Assynt, nella Scozia nord-occidentale. Foto di Davide Orlandi.

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