Wadada Leo Smith (7)

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Fra i nuovi rapporti che Leo Smith allaccia col suo trasferimento in Connecticut, c'è anche il musicista bianco Bobby Naughton, pianista e organista che negli anni sessanta era rimasto folgorato dal free jazz ed era passato al vibrafono, e nei primi anni settanta si era fatto vivo con Leo Smith. Nel '76 Smith, Naughton e altri musicisti danno vita al Creative Music Improviser's Forum, che riprende il modello della AACM di Chicago e che fino all'84 organizza concerti di musica creativa in Connecticut. Alla metà dei settanta Naughton concepisce un album in trio, senza batteria, con l'obiettivo di suonare musica che non fosse basata su un ritmo stabile ed esplicito. Naughton compone la musica al pianoforte, la prova separatamente con Smith e col clarinettista Perry Robinson e il trio si riunisce però per la prima volta solo in studio al momento della registrazione, nell'aprile del '76. L'album, intitolato The Haunt, e cointestato ai tre musicisti, è un significativo esempio di combinazione di composizione e improvvisazione, ed è tra le incisioni più originali realizzate nel jazz d'avanguardia nella seconda metà dei settanta. Nell'agosto del '76 Leo Smith torna ad incidere un album personale - il suo terzo - con un organico più ampio di New Dalta Akhri, comprendente, oltre ad Anthony Davis al piano e a Wes Brown al contrabbasso, anche il sassofonista Oliver Lake e il ventunenne betterista Pheeroan Ak Laaf: l'album esce per l'etichetta di Smith, la Kabell, col titolo Song of Humanity.

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